L’ecosistema digitale contemporaneo è caratterizzato da un profondo antagonismo tra contenuti che alimentano la polarizzazione e quelli che stimolano la coesione, con uno squilibrio che pende decisamente a favore dei primi. I contenuti ‘polarizzanti’ sono spesso intrinsecamente progettati per capitalizzare sulla vulnerabilità umana, manifestandosi attraverso un’aggressività reiterata, spesso associata alla diffusione di disinformazione, diffamazione e discorsi d’odio. Al contrario, i contenuti costruttivi e pro-sociali si fondano sulla cosiddetta “risonanza di positività”, momenti di connessione caratterizzati da calore reciproco, fiducia e sincronia emotiva come atti di gentilezza, supporto morale e interazioni genuine basate su sentimenti di amorevolezza e legami affettivi indiscriminati.
Nonostante i benefici intrinseci della positività, questi contenuti faticano enormemente a competere con la capacità di diffusione del polo opposto a causa della struttura stessa degli algoritmi che premiano posizioni estreme o polarizzanti capaci di generare reazioni rapide e frequenti (engagement). Questa asimmetria è riflessa anche nel panorama scientifico, dove la maggior parte degli studi su questi temi si è concentrato esclusivamente sugli effetti deleteri e sul concetto di “ill-being”, mentre un esigua parte della ricerca accademica ha analizzato come i social media possano effettivamente migliorare il benessere degli utenti. Non è solo una questione relativa alla tipologia di contenuti che faticano nel competere per l’attenzione, ma la stessa comprensione della “salutogenesi” digitale, o meglio delle origini della salute mentale online.
Uno studio approfondito delle metriche considerabili positive e delle caratteristiche che generano empatia rappresenta un viatico imprescindibile per la de-polarizzazione delle comunità virtuali. Spostare il peso degli algoritmi verso interazioni sociali significative, come raccomandato da alcuni ricercatori, potrebbe trasformare l’esperienza dell’utente da modello di aggregazione conflittuale a una partecipazione inclusiva e ispirazionale. Un ecosistema digitale bilanciato, che riconosca e promuova sistematicamente la connessione sociale così come sentimenti riconducibile alla positività, non sarebbe solo un antidoto alla crescente polarizzazione, ma contribuirebbe direttamente al miglioramento della salute psicologica globale, riducendo i sintomi di ansia, solitudine e conflittualità attraverso la costruzione di un capitale sociale costruttivo e solidale.